Scolpire!
Ho cominciato, anzi ricominciato a scolpire la pietra.
Sono piccoli bassorilievi da inserire in un percorso di preghiera tra i boschi dell'appennino modenese, ma nel farli ho riscoperto il gusto della scultura.
Avrei voluto sperimentare tecniche più audaci, ma il Comitato Artistico ha deciso di accettare solo lavori su pietra, ceramica e mosaici e così, invece di resine pigmenti e vetri ho riesumato la vecchia passione dello scalpello.
E' successo un po' anche per caso, aspettavo di avere a disposizione il materiale per fare le opere in gres porcellanato e nel frattempo ho voluto tentare la strada del bassorilievo in pietra.

Non sono uno scultore, e da tantissimo tempo non provavo a scolpire, tanto che, quando mi hanno chiesto se volevo partecipare al progetto, pensavo di non essere più in grado di usare mazzetta e scalpello.
Il mio primo bassorilievo l'ho realizzato a undici anni, durante le vacanze estive. Ho scolpito l'impronta della mia mano utilizzando un chiodo arruginito, uno di quei grossi chiodi quadrati trovato tra le pietre di un rudere, ed un vecchio martello (tutto ciò che avevo e che in fondo mi serviva).

Da allora sono passati ....ant'anni (tantissimi) e, salvo rare occasioni, non avevo più scolpito. Eppure, a pensarci, diventare uno scultore è sempre stato il mio sogno. Da ragazzo rimanevo per ore ad immaginare le statue che avrei posto su un sentiero che unisce due borgate del paese dove passavo le giornate estive.
Le progettavo e le vedevo, una di fronte all'altra ai lati della ripida mulattiera, alte e sottili e da ciascuna sgorgava uno zampillo d'acqua.

Non so perchè ma nella mia vita sono tante le cose che avrei voluto fare ma, senza veri motivi, non ho mai fatto. Ho fatto altro e ho lavorato sodo ma alcune cose, se ci penso, mi mancano profondamente. Sono vuoti che non ho riempito solo perchè non ho pensato a riempirli e non perchè qualcosa me lo abbia impedito. Ma, ora che spesso mi fermo a riflettere e a fare inutili bilanci della mia vita, questi vuoti bruciano.
Bruciano come tutte le occasioni perse perchè non ho avuto il coraggio di andare per la mia strada, quando il timore di non riuscire mi ha impedito di provarci.
Che stupidaggine, a pensarci bene, non fare per paura di non farcela!

Però, ora che mi sono rimesso a scolpire, mi sento di farcela, di essere ancora in grado di riprendermi qualcosa che mi appartiene profondamente.

Ma lasciamo perdere questi discorsi e andiamo avanti.
Questa volta sono molto meglio attrezzato, ho una mazzetta che mi ha regalato mio fratello alcuni anni fa per un breve periodo in cui ci siamo dedicati a scolpire alcune pietre, ho alcuni scalpelli usati allora, un martello pneumatico e un paio di scalpelli, una subbia e una gradina adatti per il martello pneumatico

Il piccolo compressore ad aria se la cava abbastanza bene non ostante abbia il serbatoio piuttosto ridotto.
Il cavalletto è autocostruito ma è sufficientemente ergonomico, forse un po' alto ma tutto sommato robusto e comodo.
Curo abbastanza la sicurezza anche se la bella botta che mi sono dato con la mazzetta sulla mano mi dice che qualcosina da migliorare c'è .

La colpa è del manico che ho rifatto; un bel manico robusto di biancospino in sostituzione di quello originale che si è spezzato dopo pochissimo tempo.
Sono orgoglioso del mio manico nuovo ma purtroppo la testa della mazzetta si è mossa e così , invece della punta, ho svirgolato la mia mano.

La prima pietra , una bella lastra di marmo rosa del Portogallo 30 x 40 alta 3cm, l'ho reperita da un artigiano locale e con quella mi sono lanciato.
Il titolo dell'opera è l'annunciazione.
L'angelo dall'alto si rivolge sorridente a Maria che ascolta stupita il messaggio. Le mani si intrecciano a significare la comunione fra le cose terrene e la presenza divina.
Per realizzare questo lavoro ho utilizzato scalpelli del 8 e del 10 e gradina a tre punte.
Rifinito con carta abrasiva e hoplà, che vi piaccia o no, il lavoro è finito (per ora, data la mia tendenza a non essere mai soddisfatto).
La difficoltà maggiore l'ho avuta a causa della granulosità di questa pietra cristallina che, nella realizzazione dei dettagli, tende a scheggiarsi. La mancanza di dettaglio però è una scelta ragionata. Non è sul particolare o sul virtuosismo (capacità che non ho) dell'autore che volevo far cadere l'attenzione del visitatore ma sul significato di un momento così difficile, quando la scelta è per la vita, senza compromessi e senza contropartita.

La seconda lastra è di pietra serena. Il titolo dell'opera è Presentazione di Gesù al tempio.
L'immagine è quella di un bambino timoroso che viene invitato, quasi spinto, dalle mani dei genitori ad affrontare la vita. Il bambino cerca la rassicurazione dai genitori ma il primo distacco ormai è inevitabile.

Qui, non ostante sia il volto del fanciullo al centro della scena, ho voluto focalizzare l'attenzione sulle mani. Quelle di Gesù in cerca di rassicurazioni e quelle dei genitori, gentili ma ferme nell'incoraggiare il bambino ad iniziare il cammino che lo porterà all'autonomia delle propria unica ed irripetibile esistenza.
La pietra serena è facile da lavorare, la grana è fine , non si scheggia e sarebbe adatta per dettagli accurati. Anche qui la scelta è di non curare la finitura ma lasciare l'immagine grezza, quasi incompleta. Gli archi del tempio si rincorrono e si avvolgono sulla scena ma i livelli di profondità sono volutamente trascurati.

Tutto sommato sono contento. Per ora penso di aver fatto un buon lavoro.

Proseguirò con altri bassorilievi, ceramiche e mosaici.

P. Orlandini

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