Il libro delle origini.
Questo libro racconta la storia di uno straordinario movimento culturale, tra intrighi e giochi di potere che si svelano e confondono fino all'epilogo di questa affascinante avventura.
Ambientato in un mondo ed un'epoca nel quali ci possiamo facilmente rispecchiare, così vicino a noi e alla meschinità dei nostri tempi e, allo stesso tempo, frutto di una visione che ci immerge nel sogno utopico di una società più umana e giusta.
Leggete e commentate Capitolo 1: Il giardino Carlo Fontana si alzò presto quella mattina. Aveva visto giusto nel decidere l'apertura del secondo impianto che sarebbe entrato in funzione proprio nel momento di massima richiesta del prodotto, del resto in più di un'occasione aveva convinto della validità delle proprie scelte il consiglio di amministrazione ed il potentissimo Amministratore Delegato, Giorgio Sasti. Di questo in fondo ne andava orgoglioso anche se di fatto ne era stato svantaggiato professionalmente.
Carlo aveva fatto parte del consiglio di amministrazione della Chemistar e, di solito, il rapporto con Giorgio Sasti era buono ed i due avevano spesso la stessa visione e strategia. Quando però non erano d'accordo le discussioni si facevano infuocate fra l'imbarazzo degli altri consiglieri che gli invidiavano la capacità di non farsi intimorire.
Alla fine la decisione di uscire dal consiglio fu quasi obbligata anche se Giorgio Sasti la spuntò di stretta misura e non pochi consiglieri rimpiansero poi la loro scelta.
Gli era stato assegnato l'incarico di Dirigente esecutivo e Amministratore della African Chemistar. Gli calzava a pennello, aveva ampia libertà di manovra e aveva trasformato la African Chemistar nel centro più avanzato e redditizio di tutta la multinazionale senza adottare le strategie deleterie per l'ambiente che la multinazionale applicava nel resto del mondo in nome del profitto. Abbracciò teneramente la moglie e si preparò a partire
- Quando torni?- chiese lei - lo sai che non mi piace rimanere da sola!- Ne avevano vista la potenziale bellezza quando altri vi vedevano solo colline polverose e sterpaglia o avvallamenti acquitrinosi, ed erano riusciti ad acquistarla ad un prezzo ridicolo anche per lo standard del paese. Dopo soli otto anni, grazie alla disponibilità di acqua e ai sistemi di irrigazione, la vegetazione era cresciuta rigogliosa ed i boschi di eucalipto si alternavano ad isolati alberi del pane, papaie, banani e palme tutte sapientemente inserite per offrire cibo e rifugio agli animali che loro stessi avevano reintrodotto in quella regione.
Gruppi di mango e aranci con il loro colore verde intenso si specchiavano nei laghi scuri dando l'impressione di un ambiente misterioso e mistico. La zona era assolutamente tranquilla e distante dalle regioni dove, negli ultimi anni, c'erano stati tumulti e ribellioni. Ora la situazione si era normalizzata in tutto il Paese, dopo le scelte coraggiose fatte dal governo centrale, che aveva varato alcune leggi per ridistribuire in parte la ricchezza del paese.
La popolazione viveva in pace, con un tasso di sviluppo che difficilmente si riscontrava nel resto del continente. L'impianto seppur piccolo era abbastanza pericoloso, ma sia il personale, sia i sistemi di controllo erano considerati più che adeguati a garantirne sicurezza.
Era l'unico obbligo che aveva ricevuto da Giorgio Sasti con il vincolo di installarlo nella sua tenuta, lontano dalle zone abitualmente visitate da ispettori statali che avrebbe dovuto corrompere per non aver noie anche se l'impianto era perfettamente in regola e tecnologicamente molto avanzato e rispettava standard tecnologici ed ambientali europei, ben più severi di quelli richiesti in quel paese. - Comunque torna presto- insistette la moglie scuotendolo dai sui pensieri. - e a fine settimana voglio andare in città a fare spese. Ho proprio bisogno di rifarmi il guardaroba e incontrare qualche amica per fare quattro chiacchiere -. Carlo la baciò teneramente come faceva di solito, sfiorandole il seno con la mano. Dopo aver dato l'ultimo bacio alla moglie si avviò verso il piccolo aeroporto personale dove il pilota che lo stava già aspettando caricò i bagagli sul piccolo bimotore.
Il tempo era buono per cui il decollo fu tranquillo e dall'aereo salutò come faceva sempre, con un gesto della mano, i suoi due figli che correvano con gli altri bambini sul piazzale davanti a casa, guardando in alto l'aereo che si allontanava. La settimana passò senza grossi problemi, la visita al fornitore fu soddisfacente, il materiale era di buona qualità ed aveva spuntato un ottimo prezzo. Era immerso nelle sue fantasticherie quando il pilota lo chiamò con tono allarmato. Ma lui non lo ascoltava più e stava correndo verso la villa. A presto i prossimi capitoli
Doveva recarsi in città a far visita ad un importante fornitore di materie prime e voleva controllare i lavori di costruzione del nuovo impianto chimico nel sud del paese.
Era un importante dirigente della Chemistar, il colosso multinazionale che aveva interessi nel paese sia per la disponibilità di materie prime a buon mercato che per il basso costo della manodopera e di gestione degli impianti.
I due si assomigliavano sotto molti aspetti, provenivano dallo stesso paese e avevano entrambi una forte personalità e una grandissima capacità di coinvolgere e convincere le persone.
Anche il fisico era simile, alti e slanciati, abituati ad una vita attiva anche se gli anni pesavano di più su Giorgio per la stempiatura già evidente e le spalle leggermente incurvate che lo facevano sembrare più basso del suo metro e novanta.
Si conoscevano fin da ragazzi e, anche se Carlo era più giovane di un paio di anni, fra i due c'era sempre stata competizione e fredda cordialità.
Tutti e due avevano un'intelligenza eccezionale ed una abilità nel prevedere gli eventi fuori dal comune, ma a lui mancava la spregiudicatezza di nel trattare affari e persone.
Si era trasferito con la moglie già da dieci anni e proprio in quel paese avevano avuto la gioia di due figli e per questo aveva anche un legame speciale con quei luoghi.
La sua posizione lo aveva reso una persona molto influente nel paese in rapido sviluppo ma anche se era il secondo grande impianto che apriva aveva ottenuto i permessi con una certa difficoltà perchè anche lì, dopo l'incredibile boom economico degli ultimi decenni, si cominciava a discutere di ecologia ed erano state varate alcune leggi per la tutela dell'ambiente.
Erano norme che avrebbero purtroppo fatto aumentare il costo di acquisto e manutenzione degli impianti e delle attrezzature e, di conseguenza, i costi di produzione.
Per aggiornare gli impianti esistenti c'era tempo e, conoscendo i giusti ingranaggi, avrebbe potuto fare con tutto comodo.
Per lui era una seccatura fra le tante, per ora i vincoli erano veramente pochi e si potevano fare ottimi profitti anche senza violare la legge, anzi lo standard dei suoi impianti era molto avanzato per la realtà locale, ma capiva che, prima o poi, anche in quel Paese avrebbe dovuto far fronte a norme sempre più restrittive.
Finchè i margini erano così buoni sarebbero rimasti, poi avrebbe dovuto cedere alle pressioni di Giorgio Sasti e cercare altri paesi disposti ad ospitarli, ma questo non sarebbe stato un problema.
Già in un recente viaggio turistico fatto con la famiglia, era stato contattato, col pretesto di un invito a cena informale, dal Ministro dell'Industria del paese che stava visitando ma, nonostante le buone prospettive offerte, e le poco velate allusioni di grandi vantaggi personali per entrambi, per ora era conveniente restare deve erano.
- Non temere cara, tornerò presto e non capisco di cosa ti preoccupi, questo posto è un paradiso in confronto alla città e puoi contare su tutta la servitù.
Sono praticamente tutti al tuo servizio e poi so benissimo che ti piace abitare qui -
disse, compiaciuto della bellezza della moglie, con i capelli ancora perfettamente neri ed un fisico che non aveva minimamente risentito della nascita dei due figli.
Avevano scelto assieme quel posto isolato, a mezza giornata di macchina dalla capitale, per il clima simile a quello del sud Europa che lo rendeva particolarmente piacevole.
Era stato di proprietà demaniale ed era ormai quasi deserto, completamente devastata da decenni di sfruttamento e deforestazione fatta sistematicamente con il fuoco, come era in uso in quelle regioni.
Aveva convinto il consiglio della Chemistar dell'opportunità di dimostrare l'impegno ecologista della multinazionale e, grazie al bassissimo costo della manodopera e alla disponibilità di mezzi e attrezzature di cui la multinazionale disponeva, aveva bonificato le zone paludose.
Le avevano prosciugate realizzando canali di scolo e stazioni di pompaggio che permettevano l'irrigazione dei campi e dei boschi. Le avevano liberate dai parassiti con massicce dose di insetticidi, avevano consolidato le colline erose dalle piogge e iniziato un sapiente rimboschimento.
Ogni albero era stato scelto con cura e piantato in modo da dare all'insieme un aspetto armonioso ma naturale.
In certi periodi la fioritura di piccoli fiori azzurri copriva larghe zone delle colline dove pascolavano antilopi e cervi e centinaia di farfalle multicolori si levavano come nuvole colorate al loro passaggio.
All'imbrunire era indescrivibile lo spettacolo dato dalle lucciole che si specchiavano a migliaia sulle acque scure del lago mentre intorno si spegnevano i canti di centinaia di uccelli, quasi tutti di specie rare reintrodotte, sostituiti in pochi minuti dal gracidare delle rane e dai fruscii inquietanti degli animali notturni.
L'insieme era studiato per dare l'idea di un crescendo di vegetazione che dai confini esterni culminava in una fitta foresta centrale che, pure se ancora giovane, era quasi impenetrabile ed in quell'area lasciata selvaggia per ricreare l'ambiente primitivo di quelle colline era proibito qualsiasi intervento o anche solo la presenza umana.
In quel giovane ecosistema avevano inserito alcune coppie di piccole scimmie che si chiamavano urlando dagli alberi, e camaleonti e tanti piccoli animali ormai da tempo scomparsi da quelle aree.
Era lei che sovrintendeva ai lavori di manutenzione e le piaceva tantissimo farlo, aveva progettato ogni minimo particolare e l'insieme dava l'idea di un giardino spontaneo e naturale dove animali, piante e case si integravano perfettamente.
Aveva selezionato personalmente la servitù e fra loro c'erano uomini fidati ed addestrati che avrebbero saputo tenere a distanza eventuali malintenzionati.
La loro villa, a ridosso della collina più alta, era perfettamente integrata con il paesaggio. Costruita su un unico piano aveva ampie vetrate che permettevano la visione del parco e del il piccolo ed ordinato villaggio che avevano fatto costruire poco distante per gli operai e le loro famiglie.
C'erano anche le villette di alcuni impiegati e tecnici che si occupavano di un piccolo impianto di distillazione di glicole etilenico ed alcuni laboratori di ricerca avanzata.
L'area adiacente alla sua villa era un giardino, curato da una trentina di fidati e bravi giardinieri. Il resto della proprietà veniva visitato raramente, per attraversalo a piedi ci sarebbe voluto quasi una giornata, e tre guardiacaccia ben armati vigilavano contro il bracconaggio o incursioni di predatori.
Carlo amava percorrere le colline a cavallo verso l'imbrunire in compagnia del figlioletto, quando gli uccelli si raggruppavano in folti stormi sugli alberi che crescevano sulle rive del lago. Si fermava a guardare il sole scendere dietro le fronde ed in quei momenti sapeva di godere di una rara fortuna.
-Lo sai che quando sono via non vedo l'ora di ritornare - disse appoggiandosi con intenzione contro di lei.
Lei si appoggio con più forza per un attimo prima di scostarsi fingendosi indignata
- quando tornerai troverai il piatto freddo- disse scherzosamente.
Baciò anche il figlio di otto anni che era arrivato di corsa in quel momento
- Papà, papà, quando torni mi porti a cavallo con te?- disse stringendogli forte il collo.
-Certo ragazzo, tu intanto tieni d'occhio la mamma e tua sorella e aiutale a tenere in ordine, sei tu l'uomo di casa-
- Evviva- urlò il bambino correndo verso gli amici che lo aspettavano in cortile.
- Quando torni dovremo discutere della scuola dei nostri figli, dovrebbero frequentare una scuola italiana in città- disse la moglie- non voglio che crescano senza istruzione e prima o poi dovremo tornare a casa.
- Va bene, al mio ritorno ne riparleremo ma tanto so che dovremo come sempre fare come hai deciso tu e in autunno manderemo Matteo a scuola. Però lasciagli finire le elementari qui con noi al villaggio.
Il suo maestro è una persona eccezionale e preparato. Sara invece è così piccola, ma ne riparleremo, ora devo proprio andare-
Mentre stava tornando a casa ripensava alla settimana appena trascorsa. Era stata una settimana intensa e faticosa ma era valsa la pena partecipare direttamente alle trattative, i suoi collaboratori non sarebbero riusciti ad ottenere condizioni così favorevoli.
Non gli erano nemmeno dispiaciute le attenzioni della sua segretaria, Marirose, una ragazza simpatica e spiritosa.
Il suo aiuto ed il suo fascino erano stati indispensabili e forse determinanti nelle trattative commerciali.
Aveva capito che lei era innamorata di lui e per questo ancora di più apprezzava la sua capacità di stare in modo discreto al suo posto, cosciente che per lei non c'era spazio nella sua vita sentimentale.
Sapeva che sua moglie, che era tutt'altro che stupida, conosceva i sentimenti della ragazza ma questa situazione, invece di creare imbarazzo o gelosia, aveva fatto nascere fra le due donne una sincera amicizia.
Nonostante gli impegni aveva trovato il tempo per acquistare un bella collana di perle per sua moglie e soprattutto un neglig� molto provocante.
Di sicuro lei avrebbe protestato perchè preferiva fare quegli acquisti da sola, ma non vedeva l'ora di vederglielo addosso e soprattutto poi di vederla senza.
Stavano già sorvolando il piccolo villaggio degli operai della sua tenuta e sotto di loro si vedevano alcune persone in preda ad una forte agitazione mentre altre, stranamente, sembravano infischiarsene e se ne stavano tranquille appoggiate agli alberi.
La scena aveva un che di irreale e la cosa che lo colpì maggiormente fu la vista di un cane immobile sulla strada in una posizione innaturale, allora si accorse che anche diverse persone erano accasciate in mezzo alla strada e dalla piccola distilleria si sprigionava un fumo giallastro.
L'aereo atterrò pochi minuti dopo e alcuni operai urlanti si fecero sotto all'aereo rischiando di farsi travolgere.
- incidente- morti- disgrazia- morti- Le urla erano incomprensibili ma nella mente di Carlo si fece strada il terrore.
- Mia moglie - urlò scuotendo energicamente le spalle di un capoturno fino a che il resto del gruppo si azzittì.
- Parla con calma- disse- dimmi cosa succede-
- Tutti morti- disse l'operaio tra le lacrime- mia moglie, tua moglie, i bambini. Appena un'ora fa, tutti morti. Io non ero là, è scoppiata la caldaia, chi è corso alla fabbrica è morto con gli altri. Nessuno ha potuto dare l'allarme, la nube ha raggiunto le case prima di disperdersi-
Scavalcò quasi senza accorgersene diverse persone riverse sul sentiero ma la sua mente non era in grado di ragionare, correva verso la casa in preda ad un cupo terrore.
Entrò come una furia urlando il nome della moglie ma trovò il pavimento dell'ingresso cosparso di cadaveri.
I servi, i suoi due cani ed in fondo alla sala, riversa sul pavimento c'era il corpo di sua moglie contorto nell'ultimo doloroso spasmo.
Vicino a lei i suoi bambini, ed alcuni bambini del villaggio.
Tutti con i segni evidenti di una terribile agonia.
Si lasciò cadere a terra urlando e tutto intorno si colorò di nero mentre perdeva conoscenza.