E
poi e poi e poi.
Ma ne vuole ancora e ancora.
E poi ci sono i cocktail esplosivi di ricordi, che sono come le micce, ma
senza il fuoco. E poi.
E poi ci sei tu.
E poi ci sono insicurezze cosí infantili che protesti fenderle come la
nebbia. O lasciarle volar via come farfalle. E poi c'é la nebbia vera, a
banchi, a tratti, spessa come un muro mentre guidi sulla statale Nord, e
un po' lo sai che stai ancora scappando. E poi ci sono notti d'estate e di
zanzare e di bicchieri vuoti con foglie di menta verde scuro. E una
canzone. Sempre quella. Lontana, lontana,lontana. Cosí lontana che
un tratto non la senti piú.
E poi ci sono amicizie cosí esposte alle intemperie che crollano alla
prima pioggia. E si prendono ancora un po' di te. Subdolamente,
strusciandosi addosso alle tue fragilitá, profonde come crateri e
impercettibili come i passi felpati della morte.
Sono fantocci di carta. Sono tappi di sughero senza nome. Come hai potuto
credere che fossero fortezze?
Inespugnabili come.
Notti passate con la penna che viveva fra le tue dita. Mentre quella
ballata di pianoforte scivolava sulle tue ferite come miele. E tu ne
volevi ancora. E ancora, mentre colavi a picco in quelle sensazioni che
spezzavano la tua anima di vetro. Distillavano i tuoi pensieri come un
nettare amaro. Eri una bambola di cera con un cuore di vetro. Hai
pattinato sulle tue fragilitá mentre la punta di diamante passava dal
vinile alla tua essenza.
La principessa con il cuore di vetro ha gettato lo scettro.
Di quella tristezza dolce e amara che ora graffia. E ferisce come
istantanee di vite che non ci sono piú. Ne vuole ancora e ancora. Di
quella tristezza che la corteggiava con i suoi canti di Sirena, tremuli di
passioni acerbe e di speranze fragili.Cosí che hai pensato che
potesse essere solo tua. E vi fluttuavi in superficie senza stancarti,
come una nuotatrice esperta in un lago tiepido di miele liquido.