Il sopravvissuto
IL SOPRAVVISSUTO
C\'è una pazza che vive con me nel mio palazzo. Ha un posto d’onore alla mia tavola.
Questa sera vorrei narrarti la sua storia, ad onore e a ricordo della vita che mi pulsa dentro.
Non ruberò oltremodo del tuo prezioso tempo. Sei pronto ad ascoltarmi, Astolfo?
In un mezzogiorno di fine settembre, all’ombra di un castagno, con il carniere vuoto e il fucile sulle spalle, Rocco guardava in basso, verso la collina delle querce.
Dal paese in cui gli uccelli neri straziano l’udito, da laggiù giungeva Silvia con un panno avvolto tra le braccia. Vestiva con una leggera camicetta, bagnata sotto il collo. Si appoggiò a un tronco e si lasciò scivolare.
Rocco, puntando gli scarponi nella terra, scese verso di lei. Strinse il fucile, rimase immobile. Dal panno spuntavano due manine.
-Io non posso più crescerlo da sola, non ci riesco più...
- Lo hai tenuto al mondo? Tu mi hai disubbidito?
-Non ho avuto il cuore di andarci all\'ospedale.
Rocco replicò sarcastico: - Migliaia di donne ci riescono.
- Anche papà e mamma mi hanno detto la stessa cosa. Anche loro volevano che mi rivolgessi alla Sanità.
Un figlio nostro, mi dicevo, con quale coraggio lo porto alla Sanità...
Gli occhi di Rocco si erano fatti cattivi.
Silvia riprese fiato, depose il panno e lo srotolò.
-Ha il tuo stesso modo di guardarmi… mi guardavi così l\'estate scorsa. Rocco, perché ora mi guardi in quel modo? ma subito ammutolì. Il bambino la fissava bieco, era proprio lo stesso sguardo gelido del padre.
-Scostati, le intimò Rocco.
Allungò il braccio per afferrare il bambino, ma se ne allontanò immediatamente con un gemito. Il bimbo gli aveva leso un dito con i piccoli denti acuminati; con la canna del fucile allargò i lembi della coperta: -Questo essere non aveva un futuro se non quello di rovinarmi l\'esistenza. Dovevi abortirlo allora quando era un grumo, un feto galleggiante.
- Eppure ti piacevo…
- E\' meglio che te ne ritorni a Genova.
Silvia si era alzata, aveva smesso di tremare.
-Tu verrai a trovarmi?
Rocco tolse la sicura: -Se mi avessi ubbidito...
Gli strappò il fucile dalle mani e lo puntò sul bambino.
-Lo faccio io. Faccio quello che avrei dovuto fare dal primo momento.
Il figlio la guardava con ripugnanza. Silvia si voltò verso Rocco e le apparve la stessa espressione.
Spostò lentamente, precisamente l\'arma e lasciò il grilletto.
La bocca di Rocco è rimasta orrendamente sfigurata.
Da alcuni anni è mio ospite, curato dalle migliori infermiere. Una cuoca confeziona le pappe per lui.
Ma ciò che convinse i giudici a ridurre l’internamento di mia madre non fu il mio interesse verso Rocco. E\' il potere che esercito sopra gli esseri, col terrore che ho di loro. Sarei capace di tutto pur di difendermi e non apparire inerme, lo credi Astolfo? Non così per altre esistenze...
Hai ragione, Astolfo. Il parlarne annoia, termino qui.